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Riccardo Valentini

Attività di Ricerca

L’attività di ricerca del dott. Riccardo Valentini si è svolta nel periodo dal 1984 fino al presente ed ha riguardato i settori della Ecologia e Selvicoltura, con particolare riferimento alla produttività primaria degli ecosistemi forestali in rapporto agli aspetti gestionali ed alle convenzioni internazionali sui cambiamenti del clima e la biodiversità, dell’ ecofisiologia dei sistemi forestali, con particolare riferimento all’influenza dei fattori climatici ed i fenomeni perturbativi sulle potenzialità produttive delle specie forestali e dell’analisi territoriale mediante metodologie innovative di telerilevamento delle risorse forestali. L’attività di ricerca ha riguardato problematiche sia a scala di individuo che di ecosistema fino alla scala regionale e più in generale quella di grandi aree territoriali (Siberia, Europa, Himalaya, Amazzonia). In particolare i temi trattati sono stati i seguenti:

Studio della produttività primaria degli ecosistemi forestali in rapporto ai fattori gestionali e le convenzioni internazionali sui cambiamenti del clima e la biodiversità
Una larga parte dell’attività scientifica ha riguardato la messa a punto di metodologie innovative per lo studio del bilancio del carbonio degli ecosistemi forestali e la sua applicazione per determinazione della produttività primaria e delle sue componenti, con particolare riferimento al ruolo delle foreste nel bilancio del carbonio del pianeta e la mitigazione dell’effetto serra (Pubbl. 31, 32, 40, 52, 88, 93, 94, 95, 97, 98).
Per quanto riguarda lo sviluppo di nuove metodologie è stata sviluppata una tecnica in grado di misurare in modo continuativo e stagionale gli scambi gassosi di anidride carbonica, vapore acqueo ed energia tra le coperture forestali e l’atmosfera Questa tecnica è oggi impiegata in programmi di ricerca della Comunità Europea (Euroflux-coordinatore R. Valentini) al fine di stabilire il ruolo delle foreste Europee in rapporto alle forme di governo, trattamento, alla specie ed all’età dei popolamenti nei riguardi della capacità di assorbimento di carbonio e la mitigazione dell’effetto serra. (Pubbl. 33, 40, 65, 79, 88, 92, 102, 113, 114).
L’applicazione di tale metodologia allo studio del bilancio del carbonio di alcune foreste italiane: faggeta (Pubbl. 80) e macchia mediterranea (Pubbl 37, 41, 72), ha portato a conoscere in modo più approfondito le varie componenti della produttività forestale, da quella legnosa epigea, alla determinazione della produzione di lettiera ed i processi di accumulo della sostanza organica nei suoli. Grazie a questi studi è stato possibile per la prima volta quantificare in modo diretto il bilancio di carbonio di una faggeta. In particolare è stato possibile ricavare che questo tipo di foresta è in grado di assorbire una quantità significativa di carbonio, i risultati scientifici di questo lavoro hanno portato a concludere che circa il 50% di tutto il carbonio organicato dalla foresta viene allocato in produzione legnosa, mentre la restante parte viene accumulata sotto forma di carbonio organico nei suoli (Pubbl. 80).
La linea di ricerca sviluppata nel settore della quantificazione del bilancio del carbonio è estremamente rilevante al fine della definizione delle politiche comunitarie riguardanti la negoziazione degli interventi di riforestazione dopo la conferenza di Kyoto. Le implicazioni gestionali tecnico-scientifiche sono discusse su sala globale nella pubblicazione 106 e per quanto riguarda le politiche comunitarie nella pubblicazione 112 e 107.
Il coordinamento delle attività di rilevamento e le implicazioni scientifiche e tecnologiche sono discusse nelle pubblicazioni 79, 90, e 114.

Effetto degli stress ambientali sulla fisiologia della produzione negli alberi forestali
a) Basse temperature
Sono state effettuate ricerche sulla resistenza al freddo degli eucalitti, conducendo ad importanti risultati sulla comprensione dei meccanismi di resistenza al freddo di tale genere. In particolare si sono analizzate le soglie di tolleranza al freddo delle specie più largamente impiegate in Italia e nel bacino Mediterraneo. Si è elucidato il meccanismo della formazione del ghiaccio nei tessuti legnosi e si è proposto un indice di stress basato sull’alterazione del potenziale osmotico cellulare che risulta la causa del dessiccamento in seguito al danno da gelata Si è inoltre studiata e quantificata la resistenza al danno da gelata delle specie di eucalitto in rapporto a periodi di pretrattamento al freddo (hardening). In tal modo si è mostrato che alcune specie sono in grado di acquisire la capacità di resistenza (E. gunni , E. dalrympleana) mentre altre sono insensibili a tali trattamenti (E. globulus, E. x trabutii). (Pubbl 7, 17, 18, 19, 20, 21, 22).
Sempre su questo tema sono state sviluppate alcune tecniche per la valutazione precoce del danno da gelata (analisi della conducibilità elettrica della linfa, rilevazione della temperatura di formazione del ghiaccio, analisi degli impulsi ultrasonori emessi in seguito al congelamento e disgelamento). Tali informazioni possono essere impiegate in modo operativo in vivaio per la determinazione delle provenienze più resistenti (Pubbl. 7, 11, 23, 24, 25).
b) Stress idrico
Ulteriori studi hanno riguardato le relazioni idriche ed il loro impatto sulla produttività forestale con particolare riferimento al trasporto idrico negli alberi forestali (Pubbl. 50, 51, 52, 67, 69, 70). In particolare è stata presentata una sintesi delle conoscenze più aggiornate sul tema delle relazioni idriche nelle piante forestali (Pubbl. 10). Un esempio di bilancio idrologico di una cerreta dell’Italia Centrale è stato presentato mostrando come il governo a ceduo permette una buona efficienza idrica in ambiente mediterraneo sia per quanto riguarda la ricarica delle riserve idriche che l’efficienza idrica dei polloni che possono beneficiare di un apparato radicale di grande estensione rispetto alla superficie fogliare traspirante (Pubbl. 15).
Da notare in questo settore anche lo sviluppo di un sistema ad immagini per la visualizzazione del trasporto idrico nelle cerchie annuali degli alberi forestali (Pubbl. 54). Un contributo significativo è stata l’applicazione dell’analisi isotopica del rapporto deuterio/idrogeno dell’acqua di falda e di pioggia al fine di determinare quale delle due sorgenti venisse utilizzata dalle piante. In due diverse pubblicazioni (Pubbl 45) viene analizzato un ecosistema a macchia mediterranea ed un ecosistema alpino (Pubbl. 63). Entrambi gli esperimenti mostrano come le specie decidue abbiano un apparato radicale più profondo e fittonante in grado di reperire l’acqua di falda anche d’estate in condizioni di assenza di piogge (cerro e roverella nel caso mediterraneo e larice per l’ecosistema alpino), mentre le sempreverdi dipendano in modo più marcato dalle precipitazioni (leccio, fillirea, lentisco nel caso mediterraneo e pino silvestre, abete rosso e pino cembro nel caso alpino). Viene inoltre formulata l’ipotesi ecologica che le specie decidue devono poter disporre di un apparato radicale profondo al fine di utilizzare acqua di falda per far fronte alla siccità estiva durante la loro ridotta stagione vegetativa, mentre le sempreverdi possono rispondere in modo più diretto alle precipitazioni, in quanto possono modulare le loro attività traspirative nel corso dell’anno. Infatti le specie sempreverdi possiedono un apparato stomatico più sensibile alle variazioni di disponibilità idrica e riescono quindi a regolare i flussi idrici in rapporto alle condizioni idriche.
c) Interazioni con organismi patogeni ed inquinamento
Sono stati effettuati studi sull’impatto di funghi patogeni sulla funzionalità fisiologica del cerro. L’attività di ricerca in campo ed in laboratorio ha mostrato come lo stress idrico sia il fattore scatenante il processo di colonizzazione del sistema vascolare da parte del fungo. Il fungo cresce in vasi embolizzati dallo stress idrico (in condizioni aerobiche) e da qui si trasferisce rapidamente lungo il fusto fino agli apici vegetativi. Sono presentate inoltre ipotesi selvicolturali, in particolare diradamenti, per aumentare l’efficienza di uso idrico delle singole piante del soprassuolo e prevenire stati di stress che porterebbero all’innesco della patologia (Pubbl. 48, 49, 55, 74).
Un ulteriore ricerca ha riguardato l’effetto delle deposizioni acide sulla fotosintesi di eucalitti, mostrando come l’alterazione dell’epidermide fogliare abbia un effetto significativo sull’attività fotosintetica anche a valori di acidità comunemente riscontrabili in natura. (Pubbl. 26).

Analisi territoriale mediante metodologie innovative di telerilevamento delle risorse forestali ed implicazioni su scala regionale
In questo contesto si sono studiate alcune metodologie innovative, come la possibilità di telerilevamento degli stati di stress fisiologico mediante la fluorescenza della clorofilla “in vivo”. Lo studio ha riguardato in particolare la possibilità di telerilevamento aereo mediante laser dello spettro di fluorescenza di coperture forestali (Pubbl. 57, 58, 59, 60, 61, 62).
Successivamente si sono anche indagate metodologie basate su indagini aree multispettrali al fine di determinare la quantità di biomassa fogliare (Leaf Area Index) che risulta essere correlata con la produttività delle foreste. (Pubbl. 53, 66). In particolare viene sviluppato un sensore “ad hoc” per telerilevamento forestale da piattaforma aerea (Pubbl. 87).
Sono stati affrontati temi riguardanti i processi e le interazioni tra foreste ed ambiente su scala territoriale, introducendo il concetto di unità funzionale territoriale (Pubbl. 95, 98, 105, 109). Tale ricerche hanno avuto applicazioni in alcune regioni di rilevante interesse forestale come il bacino della Siberia centrale e le regioni alpine himalayane (Pubbl. 96, 82, 83).
E’ stato presentato un modello per la simulazione del ciclo dell’acqua in una cerreta. I risultati sono stati utilizzati per studiare l’effetto di varie ipotesi selvicolturali sulle disponibilità idriche del soprassuolo (Pubbl. 9,28,29).

Barriere frangivento
Sono state indagate le relazioni tra foreste ed atmosfera con particolare riferimento all’effetto delle barriere frangivento sia sull’intercettazione degli aeresols marini (Pubbl. 41) e l’effetto dei frangivento sul bilancio energetico e la traspirazione di colture agrarie (Pubbl. 56, 64).